GIORGIO ORTONA

Antologia critica

Gianluca Marziani
PRE-DIZIONE 01. Giorgio Ortona - Seamus Heaney
artemagazine, 2020


Pittura consumata dal tempo archeologico, pittura resistente nella sua fibra minerale, pittura in cui senti la misura fisica di uno spazio tanto percepibile quanto sospeso nelle bolle di una metafisica urbana. Giorgio Ortona è il primo artista con cui raccontiamo la nostra anomala visuale del tempo pandemico: quel giro inaspettato di calendario, un’improvvisa pausa collettiva, la predizione di una società che d’ora in poi affronterà la Natura senza mediazioni morbide, una guerra tra micro e macro dove la centralità vitruviana della nostra misura non sarà più sufficiente per gestire la vecchia idea di normalità. I quadri di questa serie, prodotti nei due mesi di reclusione casalinga, ne sono la misura percepita e veggente: lacerazioni, callosità, calcificazioni, lo spazio che resta limpido nella sua figurazione ma si svuota del suo tempo recente, dei suoi riti prepandemici, recuperando il disegno edilizio e le geometrie urbanistiche, immergendo l’inquadratura nella radice moderna di una Roma mineralizzata. Ortona usa lo sguardo panoramico e la profondità di campo per (ri)ambientare la sua prossimità familiare, dando tangibilità al silenzio dei quartieri, situando l’occhio su una città “palazzinara” che lambisce i rioni storici; una Roma che diventa organismo digestivo e batterico, che ingloba la solitudine di una vecchia Fiat 500, che assorbe i corpi nel suo metabolismo lento ma costante. L’artista romano ci restituisce il naturalismo scheletrico della città dormiente, trovando la perfetta sintonia tra corpi tracciabili e traiettorie della rigenerazione. Un dipingere instabile e proliferante, simile al processo invisibile che conduce alla solidità dei minerali. Una pittura che ingloba la natura stessa del virus, levando enfasi al caos informativo, ridando centralità alla posizione dei singoli esseri umani, alle polarità magnetiche di ogni singola entità nel disegno urbano.

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